Cara Iva, grazie di esserci stata

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Cara Iva, grazie di esserci stata

“Affascinante perché assolutamente originale. Schiva, generosa, amante della gente e degli animali, ma anche della sua solitudine. Lettrice compulsiva, grandissima lavoratrice, mi faceva sentire amata attraverso le sue premure e la grande capacità di ascolto”.

Questo è solo uno dei ricordi, tanti, sinceri e densi di affetto dell’anatomopatologa Iva Bovani, scomparsa il mese scorso. E’ quello di Maresa Parenchio, neuropsichiatra infantile che si dedica da anni ad alcuni tra i più fragili d’Uganda.

Iva Bovani era amata da tutti al Lacor; numerose e prolungate, nel corso degli anni, le sue missioni. A partire dal 2008 quando, insieme all’Associazione Patologi Oltre Frontiera (APOF), era approdata al Lacor Hospital di Gulu.

Docente di anatomia patologica, medico anatomopatologo, ma specializzata anche in Pediatria, Igiene e Sanità Pubblica e Medicina Legale, portava con sé un prezioso e particolarmente vasto bagaglio di competenze.

I direttori del Lacor e il gruppo di lavoro del laboratorio, la ricordano con parole di stima e affetto. “Professionista di altissimo livello ed esperienza, aveva la rara abilità di effettuare diagnosi precise anche in mancanza di alcune tecnologie avanzate”, ha sottolineato il direttore Martin Ogwang ricordandola.

Anche per i colleghi è stata un esempio importante. Il giovane Massimiliano Guerriero, emozionato e commosso per averla conosciuta all’ospedale di Termoli, ricorda di aver studiato i suoi casi dai libri. “Ogni persona che incontravo mi raccontava aneddoti su questa patologa speciale che tanto ha dato all’Africa”. E persino chi non ha avuto modo di affiancarla nelle missioni, ha parole di grande stima per questa donna: “è una collega che ho sempre ammirato”, afferma Maria Laura Fibbi, patologa di APOF. “Seria, responsabile, capace di entrare in sintonia con gli altri”.

A questi si aggiunge il ricordo commosso di Thomas Molteni e sua moglie Valeria Calbi. “Iva ci ha accompagnati duranti i nostri felici anni in Uganda, testimone del nostro fidanzamento, matrimonio e della nascita delle nostre figlie. Ripensiamo ai momenti insieme con nostalgia, riconoscenza e gratitudine per l’inestimabile lavoro per i tantissimi pazienti in Nord Uganda”.

Grazie Iva, a nome di tutti i pazienti del Lacor e delle persone che hai incrociato sulla tua strada. Che il tuo sia un esempio luminoso per le nuove generazioni.

 

 

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