Emergenza Covid al Lacor

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Emergenza Covid al Lacor

Gulu, 28 giugno 2021

Cari amici,

sono al Lacor da meno di una settimana. Sono stati giorni intensi, impegnati a cercare di capire dai direttori, dai medici e dalle infermiere la situazione, le necessità, le priorità e in che modo la Fondazione può essere utile.

“Siamo al completo”, mi ha detto la caposala dell’unità Covid Janet Adong stamattina. Stava smontando dal turno di notte: 39 pazienti affamati d’aria, una media di cinque nuovi ricoveri al giorno, assistiti da un totale di 19 persone tra medici, infermieri, personale sanitario e non.

E altri ne arrivano. Da Kampala, dal West Nile, chiamano e chiedono di poter essere curati al Lacor.

Soprattutto da quando il quotidiano Daily Monitor ha dedicato un lusinghiero articolo all’ospedale a cui la Fondazione dedica tutti i suoi sforzi.

Al Lacor curiamo tutti. Che differenza con quegli ospedali ugandesi che stanno chiedendo anche duemila Euro di deposito solo per accogliere un paziente!

Sarebbe stato orgoglioso il mio papà, che già mezzo secolo fa insisteva perché il Lacor garantisse “le migliori cure, al maggior numero di persone, al minor costo”.

Oggi la sfida maggiore è la richiesta di ossigeno.

Jacopo Barbieri, Direttore tecnico del Lacor, ingegnere, si sta facendo in quattro per trovare il modo di rifornire di ossigeno l’ospedale. L’impianto costruito due anni fa grazie all’intuizione di Gianfranco Piantelli, è stato provvidenziale, ma non riesce a far fronte alle esigenze di così tanti malati di Covid.

Si stanno cercando nuovi concentratori d’ossigeno, dispositivi mobili che producono il prezioso gas. Verranno impiegati per i pazienti di altri reparti, che non hanno bisogno di flussi o concentrazioni elevate. Si lascerà così ai malati di Covid la produzione garantita dall’impianto.

Proprio in questi giorni sono stati ordinati cinque concentratori ad un fornitore inglese, per un totale di 7.400 Euro e ne sono stati riparati sei; intanto, il Dipartimento tecnico sta cercando i pezzi di ricambio, ad oggi introvabili, per ripararne altri.

Non solo: per affrontare l’emergenza servono farmaci, guanti, mascherine. Davvero tante, se pensiamo che i dipendenti sono oltre 700. In media si usano 35.000 mascherine chirurgiche al mese (il costo è di circa 3.000 Euro); un’esigenza che raddoppierà. Il Ministero della Salute ha infatti prescritto di usare la doppia mascherina per maggior protezione.

La soluzione? Non perdersi d’animo. Stringersi intorno a loro, intorno a noi.

Il Lacor esiste per la gente. Quella gente che ora ha fame d’aria e di vaccini. Proprio come noi sei mesi fa.

E la Fondazione esiste per il Lacor… e conta su di voi. 

Grazie

Dominique Atim Corti

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