Per un respiro in più

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Per un respiro in più

“L’unica differenza tra vita e morte certa causata dal virus Corona? Il sistema che porta l’ossigeno salvavita nei polmoni dei malati”. A parlare così è il dottor Jackson Kansiime, medico, responsabile del reparto Covid al Lacor.

Mai come in questi mesi abbiamo sentito parlare della cruciale importanza dell’ossigeno per salvare migliaia di respiri sequestrati dal coronavirus.

Ed è per questo che, come conferma il dottor Kansiime, si sta rivelando quanto mai felice l’investimento di un paio d’anni fa che ha permesso di realizzare al Lacor un impianto di produzione e distribuzione dell’ossigeno al letto del paziente.

Ecco cos’ha risposto il dottor Kansiime quando gli abbiamo chiesto quale fosse il valore di avere un impianto di ossigeno in questo periodo.

“Due anni fa uno dei miei mentori, il dottor Raymond Towey, anestesista che ha lavorato a lungo al Lacor, mi ha posto la stessa domanda. Al momento non ho saputo cosa dirgli, se non che avrei dovuto guardare le statistiche a lungo termine del reparto di medicina.

Ora gli risponderei che non ho più bisogno di fare un’analisi dei dati per provare i benefici dell’ossigeno perché le prove sono davanti ai miei occhi. L’impianto e la sua fornitura costante di ossigeno è il contributo più significativo alla sopravvivenza dalla polmonite da Covid grave. Ho più di 20 pazienti in terapia intensiva, reparto di isolamento ed ora reparto di medicina, tutti con grave ipossia (carenza di ossigeno, ndr) da polmonite. Sono persone che dipendono dall’ossigeno ad alto flusso per un tempo molto lungo. Senza l’impianto di ossigeno avremmo assistito a molte più morti in ospedale”.

A spiegare di cosa si tratta esattamente è Jacopo Barbieri, ingegnere energetico, deputy technical manager al Lacor. “Siamo uno dei pochissimi ospedali in quest’area dell’Africa che produce ossigeno e lo porta al letto del paziente. Questo è possibile grazie ad un sistema di distribuzione nei reparti di pediatria, medicina, terapia intensiva, chirurgia, pronto soccorso, reparto Covid e isolamento e nelle sale operatorie”.

“In tutto l’impianto copre circa l’80 per cento dei letti dell’ospedale”, spiega Gianfranco Piantelli, già amministratore del Lacor, che si era fatto promotore di questo progetto: “si tratta di un sistema attivo da due anni quando, con il supporto dell’azienda Atlas Copco Italia, è stato realizzato l’impianto di produzione di gas medicali. Un sistema costato ad oggi circa 200 mila Euro, che è stato montato e installato dal dipartimento tecnico del Lacor e in particolare dai tecnici Samuel Moro e Robert Okot, che si sono rivelati preziosissimi per adattare l’impianto alle esigenze dell’ospedale e che ora ne garantiscono la manutenzione. Fino a due anni fa”, continua Piantelli, “l’ossigeno proveniva da bombole che dovevamo comprare a Kampala, la capitale che dista 340 km dal Lacor Hospital”.

Come sottolinea Barbieri: “avere l’ossigeno al letto del paziente in un’emergenza come quella del coronavirus fa la differenza in termini di quantità di ossigeno disponibile, praticità, efficienza, affidabilità e costi. L’impianto è collegato alla linea elettrica di emergenza, funziona quindi anche quando manca la corrente e la purezza dell’ossigeno prodotto è molto elevata (95%)”.

Oltre ad un’importante quantità di ossigeno, unica in quest’area del paese, l’impianto garantisce l’aria compressa medicale e il vacuum, cioè la possibilità di aspirazione utilissima sia nelle sale operatorie che in terapia intensiva.

 

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