Un modello di accoglienza

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Un modello di accoglienza

rifugiati ridSecondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), in Uganda in un anno i nuovi arrivi dal vicino Sud Sudan in guerra hanno oltrepassato il milione. L’86 per cento sono donne e bambini sotto i 18 anni.

Eppure si continua a pensare che chi fugge da povertà e guerra che ancora devastano alcuni angoli d’Africa attraversi il Mediterraneo. Al contrario, come dimostrano i dati del 2016, mentre quasi 490 mila profughi dal Sud Sudan si rifugiavano in Uganda, sono state 360 mila le persone approdate sulle coste europee per cercare accoglienza.

Un’accoglienza unica quella ugandese, come ha più volte sottolineato il portavoce dell’UNHCR Charlie Yaxley, caratterizzata da un alto rispetto delle libertà individuali dei profughi. Dopo la registrazione, vengono assicurati acqua, cibo, alloggio e un lotto di terra da coltivare, ma anche sostegno legale, assistenza, attività di prevenzione della violenza sessuale.

Spiega bene ciò che sta accadendo il bell’articolo della giornalista Anna Pozzi di Mondo e Missione che desideriamo condividere con voi. www.mondoemissione.it/gennaio-2018/esodo-senza-fine/

E al Lacor? “cominciano ad arrivare alcuni profughi che hanno bisogno di cure”, ha affermato il direttore generale Cyprian Opira durante il suo viaggio in Italia lo scorso novembre.

Certamente, l’apertura verso i più vulnerabili che rende unico il modello di accoglienza Uganda, è la stessa che da quasi sessant’anni caratterizza il Lacor.

Non solo: come ha sottolineato il segretario dell’Uganda Catholic Medical Bureau Dr Sam Orach, l’esperienza maturata dal Lacor Hospital durante i vent’anni di guerra civile in cui venivano ospitate fino a diecimila persone per notte, ha costituito un bagaglio di conoscenza prezioso. “Abbiamo imparato ad esempio che il picco dei pazienti  aumenta dopo la conclusione della guerra e che quando l’aiuto per l’emergenza è gestito da un’organizzazione già radicata nel territorio, infatti, le probabilità di efficacia sono maggiori. Avere legami con la comunità locale è dunque indispensabile.

Un legame, quello con la comunità locale, che il Lacor ha coltivato nell’ultimo mezzo secolo.

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