Riposa in pace Paska

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Riposa in pace Paska

La dottoressa Paska era dolce e pacata, amava il suo lavoro e i suoi pazienti. Ma, soprattutto negli ultimi mesi, era preoccupata dell’impatto della pandemia sulla gente e sul personale. Era preoccupata che i suoi colleghi dell’Unità Covid, dediti ai pazienti a volte anche 14 ore senza pause, arrivassero allo stremo. Temeva che il contatto continuo con la sofferenza, la morte e il senso di impotenza, li prosciugasse. Era costernata per lo stigma sociale che ancora circonda la malattia.
Per questo, forte di una formazione specifica (era stata in Italia, mi aveva raccontato qualche anno fa, per un corso sulla sindrome post-traumatica da stress) e di una sensibilità spiccata per l’importanza del supporto psico-sociale nella malattia, Paska era l’anima di un programma di sostegno psicologico. Accoglieva e ascoltava i pazienti, i familiari e il personale che chiedeva il suo aiuto, insieme alla task force di sostegno e di counselling del Lacor. Stava organizzando la possibilità di attivare incontri di gruppo per sostenere le persone guarite dal Covid; lo stava facendo con l’associazione Soleterre, presente in ospedale con progetti di accompagnamento dei bambini malati di linfoma di Burkitt. La sua porta era sempre aperta.
Aveva di recente sottomesso al Comitato etico dell’ospedale una ricerca sull’impatto del Covid sul personale sanitario.

Qualche giorno fa la dottoressa Paska Layet, 57 anni, è morta di Covid all’ospedale Mulago nella capitale dove era stata trasferita quando le sue condizioni si sono molto aggravate.
Tutto l’ospedale piange una dottoressa che aveva mosso i suoi primi passi al Lacor come “intern” nel 2006 e dal 2016 era medico nella clinica privata del Lacor dove, mi aveva scritto poco più di un mese fa, il lavoro era aumentato molto, soprattutto per la costante presenza dei rifugiati.

Amava migliorarsi sempre”, si legge nel suo elogio funebre. Da infermiera aveva preso prima il diploma e poi la laurea in medicina. Mentre lavorava aveva completato un master in Salute Pubblica e in questo periodo stava studiando per conseguire un dottorato di ricerca. Era anche Segretario generale della sezione Acholi dell’associazione medici ugandesi”.
I suoi pazienti la cercano piangendo”, mi dice Janet, l’infermiera dell’Unità Covid che l’ha accompagnata e assistita a Mulago.

Riposa in pace Paska. E a chi rimane, il compito di non lasciare cadere la sua eredità: il sostegno psicosociale a malati, familiari, guariti e personale sanitario è sempre più importante nella lotta contro questa malattia.

Daniela Condorelli

11/11/2021

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