Pranzo in foresteria

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Pranzo in foresteria

guest housesitoLa foresteria del Lacor, un crocevia di culture, esperienze, vissuti.

La racconta Contardo Vergani, chirurgo, marito di Dominique Corti.

Mezzogiorno di sabato, desco ecumenico ai tavoli della Guest House: un’economista italiana che passa le sue giornate a interpretare i conti di un ospedale africano; una biologa mezza cadorina e mezza tedesca convertita alla ginecologia in Africa; un giovane di Anversa, giunto al Lacor per conto dell’organizzazione austriaca DKA che dopo aver rinnovato le lavanderie, l’impianto elettrico, sorveglia il sistema che smaltisce le acque reflue dell’ospedale. Ci sono due patologi romani che, visto che la macchina si è rotta e la vacanza in Albania è saltata, hanno deciso di accettare l’urgente invito di Dominique a tamponare la cronica assenza di scrutatori della malattia attraverso le lenti del microscopio. Come altri loro colleghi di APOF sono recidivi: sapevano cosa li aspettava qui, hanno messo a dimora il cane e sono partiti, e la vacanza in Albania si è tramutata in impegno in Uganda.

La Lacor Guest House è così: una grande tavola apparecchiata, un carrello termico che mantiene in caldo i cibi. Che l’enclave italiana, una volta quasi esclusiva in quest’angolo d’Africa sia tuttora forte lo si capisce dal fatto che la pasta al pomodoro non manca mai. Ciascuno entra quando ha finito il proprio lavoro, si serve e si siede. Ci si scambiano le impressioni, si chiacchiera, in italiano e in inglese, a seconda di chi c’è.

Due professori inglesi, marito e moglie sono qui per un progetto interuniversitario con l’università di Gulu, per vedere se si può fare della ricerca insieme, e si appoggiano alla confortevole guest house del Lacor.

Arrivano due auditors della BDO Uganda, la Ditta internazionale che verifica periodicamente i bilanci del Lacor (la quadratura dei conti è un grande aiuto a mantenere dritta la barra e la trasparenza un dovere sentito). Lei è una giovane di Kampala, il volto ovale circondato da un giallissimo velo musulmano, il portamento snello, il sorriso aperto; lui un giovane economista ugandese, gli occhiali distinti, affabile e riservato, con l’aria di chi è abituato a trattare le cifre e quelli che le fanno girare .

Nella settimana che arriva ci saranno dei chirurghi e delle infermiere americane. I canadesi, tanto desiderati da Lucille, sono finalmente e da anni di casa.

Attorno al tavolo gente delle più svariate provenienze passa e gira.

Che il Lacor sia davvero il centro del mondo come credevano Piero e Lucille?

 

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