Oltre il Covid, la vita

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Oltre il Covid, la vita

Florence è preoccupata. Sono passati due giorni dal cesareo e il latte non è ancora arrivato. Ma basta aiutarla un po’ e, insieme alle prime gocce di colostro, le torna il sorriso. L’ostetrica le mostra come attaccare il bimbo al seno.

E’ dal sorriso di Florence che vogliamo ripartire in questa fine di agosto che ci accompagna verso un altro anno incerto. Una bella storia, raccolta dalla dottoressa Cristina Reverzani, di passaggio al Lacor.
Una storia di quelle che fanno bene al cuore e di cui abbiamo bisogno tutti. E che ci racconta che oltre al Covid c’è nuova vita.
Florence ha 27 anni; insegna inglese al Gulu College, ma in questi mesi è a casa. Da tempo le scuole sono chiuse per il lockdown.
È arrivata a Lacor un sabato pomeriggio da una clinica locale.
Prima gravidanza, quasi a termine: una sera, camminando al buio per andare dalla capanna alla vicina casa in mattoni, ha sentito una fitta al piede. Si è spostata alla luce per capire cosa fosse successo: da una piccola ferita usciva un rivolo di sangue. Un serpente? Le piante di avocado e arance ne richiamano molti.
La conferma arriva da una prova in uso nelle comunità. Si appoggia sulla ferita una moneta da 500 scellini: se è veleno la moneta si annerisce.
Questione di minuti e Florence sente un dolore bruciante salirle lungo la gamba: il veleno inizia a paralizzarla, fino ad impedirle di parlare. Portata d’urgenza nella clinica più vicina, i cortisonici migliorano lievemente la situazione, ma il bimbo si muove sempre meno.

Eccola dunque al Lacor, dove è sicura che verrà assistita al meglio: è qui che ha effettuato tutte le visite prenatali.
Al suo arrivo in maternità, un’ecografia mostra movimenti fetali ridotti e il liquido amniotico è diminuito molto. Bisogna decidere in fretta se aspettare il travaglio spontaneo o effettuare un cesareo d’urgenza.
La risposta viene dal tracciato del nuovo cardiotocografo della maternità, uno strumento che monitora come varia l’attività cardiaca del feto con le contrazioni uterine. I medici decidono: il piccolo va fatto nascere. E’ così che, nella sala operatoria della maternità del Lacor, viene alla luce un bel bimbo di 2.7 kg.
Il cardiotocografo, che serve a monitorare le gravidanze più a rischio, è solo una delle novità del Dipartimento di ginecologia ed ostetricia del Lacor. Le altre le chiederemo nelle prossime settimane al dottor Sande Ojara, giovane ginecologo che ha portato nelle corsie della maternità la sua passione e dedizione.

Ora Florence può stringere tra le braccia il suo Lakwonyero, che in lingua acholi significa “sarà felice”.
La neomamma avrebbe voluto chiamarlo Ruotwero (“Dio può”), ma la nonna l’ha convinta a cambiare idea. Le persone che portano quel nome, dice, sono troppo testarde…
Benvenuto al mondo Lakwonyero.

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