Non riesco a immaginare il Lacor senza di voi

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Non riesco a immaginare il Lacor senza di voi

Non riesco neanche ad immaginare come sarebbe quest’ospedale senza il sostegno dei donatori. E’ grazie al loro supporto che riusciamo a garantire cure a bassissimo costo”.

A parlare così è il dottor Sylvester Ndayisaba, primario del reparto di traumatologia, intervistato da Mattia Carminati, neoalureato in medicina all’Università Bicocca di Milano, al Lacor per uno stage di un paio di mesi.

Sono primario al Lacor da quattro anni”, spiega il dottor Sylvester: “ho scelto ortopedia perché amo la medicina traumatologica, ma soprattutto perché quando sono arrivato qui, prima della specializzazione, non c’era nessuno che si occupasse dei pazienti con traumi ortopedici”. Pazienti sempre più numerosi, soprattutto a causa dei numerosi incidenti stradali.

Mentre Mattia e Sylvester parlano, seduti sulla panchina all’ingresso del blocco operatorio, intorno a loro un via vai di persone: pazienti già operati, altri che attendono la visita prima dell’intervento, infermiere che dispiegano teli puliti sui letti, inservienti che preparano il necessario per pulire le sale operatorie, chirurghi che si rifocillano tra un intervento e l’altro con tè, pane e burro d’arachidi.

Ho deciso di prendermi cura dei pazienti ortopedici specializzandomi in Uganda e poi presso l’ospedale di Bolzano con cui il Lacor collabora da molti anni. Finiti gli studi, sono tornato per mettermi a disposizione dei pazienti bisognosi di cure”.

La nascita di un vero e proprio reparto, sfide e prospettive per il futuro: il dottor Sylvester racconta a Mattia difficoltà e successi.

Il principale miglioramento che mi sento di aver apportato è la continuità assistenziale dei pazienti ortopedici. Prima che io arrivassi, le visite ortopediche venivano svolte solo da medici italiani al Lacor per periodi limitati; a volte passava anche un anno prima che un altro ortopedico tornasse. Questo non garantiva un servizio efficace ed efficiente; oggi invece la cura è garantita in modo continuativo e ne vado molto fiero”.

Non solo: “un altro grande miglioramento è stato la sistematica riduzione delle infezioni ossee che dimostra  come le cure ortopediche siano migliorate in modo esponenziale”.

Poi però ci sono le sfide e le difficoltà dovute soprattutto alla scarsità di risorse con cui bisogna ogni giorno scendere a compromessi. “Per esempio la ridotta scelta di impianti e protesi e la mancanza di personale specializzato: non ci sono infermieri o ferristi formati per la medicina ortopedica e questo rende tutto molto più lento e farraginoso, in particolare gli interventi chirurgici”.

Ma il dottor Sylvester guarda avanti con fiducia: “da qui a dieci anni spero di riuscire a dedicare all’insegnamento più tempo, aver insegnato ciò che so ad un numero tale di persone da essere sicuro che il reparto possa andare avanti anche senza di me; aver seguito un percorso di formazione che mi consenta di diventare specialista anche in ambiti come l’ortopedia pediatrica e oncologica”.

“Ai donatori della Fondazione Corti non posso che dire grazie, da parte mia e di tutto il mio reparto: senza di voi non avremmo raggiunto tutti questi traguardi”.

 

Milano, 25 aprile 2022

 

 

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