Nessuno escluso

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Nessuno escluso

Transit per riabilitazione 2858 settembre. In tutto il mondo si ricorda l’importanza della fisioterapia e con essa, la necessità di affidarsi a mani sicure ed esperte.

Un’esigenza che accomuna normodotati e disabili, ma che diventa un’urgenza in paesi in cui il disabile è ancora l’ultimo degli ultimi, il più vulnerabile. Qui in Nord Uganda viene chiamato Ojok, che in lingua Acholi significa colui che è nato male, con qualcosa di storto.

In Uganda una persona su cinque vive con qualche genere di disabilità, fisica o cognitiva. La maggior parte sono donne.

Spesso oggetto di abusi, ancor più discriminate, vittime di atteggiamenti maschilisti esacerbati. Il più delle volte dimenticati, i disabili hanno pochissimi servizi dedicati, il linguaggio dei segni è scarsamente diffuso, le barriere architettoniche sono un ostacolo insormontabile, difficilmente sono destinatari di progetti.

E il Lacor cosa fa per i disabili?

Oltre ad avere un reparto di fisioterapia, con la sua palestra e il personale dedicato, al Lacor esiste un luogo che non tutti conoscono, la Transit Area, letteralmente area di transito. Si tratta di una zona con alcuni letti dotati di zanzariera dove possono soggiornare i pazienti che vengono da lontano e che hanno bisogno di trattamenti di fisioterapia o di visite di controllo.

Il progetto nasce parecchi anni fa su iniziativa dell’AVSI, Associazione Volontari Servizio Internazionale, ma oggi viene mantenuto dal Lacor.

Nell’area Transit vivono per alcune settimane, ma anche qualche mese, persone con paraplegia che non hanno la possibilità di ritornare nei loro villaggi e recarsi in ospedale per i trattamenti necessari. Ad accudirle è Augustine, che lavora qui da tempo immemorabile e ci mostra gli spazi e alcuni strumenti in dotazione di quest’area: carrozzine, cuscini per le piaghe da decubito e altri dispositivi utili per affrontare la disabilità.

L’esistenza di questo luogo è un tassello in più che contribuisce a ribadire la mission del Lacor: dedicarsi agli ultimi, ai più vulnerabili.

 

 

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