Alla luce della luna contro l’HIV

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Alla luce della luna contro l’HIV

moonlight285Un’altra ricorrenza, un’altra giornata mondiale: a volte ci viene da pensare che siano troppe. Questa però non può mancare; ci si sta dimenticando in fretta dei danni fatti dal virus HIV alle persone e alle intere comunità.

Il primo dicembre sarà la giornata mondiale contro l’AIDS e mentre in Italia si  diffondono sempre più le occasioni per effettuare il test gratuitamente, anche al di fuori dei centri sanitari, al Lacor, presidio della malattia ormai da molti anni, si porta avanti la strategia del test and treat: testa e cura.

Obiettivo del governo ugandese è raggiungere ogni villaggio, ogni comunità per effettuare uno screening a tappeto di tutta la popolazione.

E il Lacor, che ha in cura 6.500 persone con la terapia antiretrovirale, fa la sua parte.

Si va nei villaggi, si spiega alla gente l’importanza di effettuare il test per mettersi subito in terapia se ci si scopre positivi.

Emily, della HIV Clinic, mi invita a partecipare insieme al suo team a un Moonlight test and treat, letteralmente, “testa e cura” alla luce della luna; il nome è affascinante, l’esperienza molto istruttiva. Si parte al crepuscolo con l’ambulanza: il team è costituito da un paio di counselors e un tecnico di laboratorio. Si raggiunge un villaggio chiamato Onywange, una manciata di case nella savana dopo aver lasciato per un po’ di chilometri la strada principale che collega Gulu con Kampala.

Dennis Okello, della HIV Clinic, mi spiega che erano stati qui di giorno e avevano trovato sette persone sieropositive. Ora, con il favore del buio, sperano di avvicinare anche gli uomini, rientrati dal lavoro dei campi e che si sentono più a loro agio a presentarsi al test. Ce ne sono una quarantina, parlano a voce alta; lungo la via c’è qualche baracca, si sente della musica da dietro una tenda.  Dopo aver spiegato il motivo della visita, il personale attrezza uno spiazzo davanti con panche, sedie, lo scatolone con i test e quello con tutto l’occorrente.

La serata si svolge come un rituale: una counselor illustra il motivo per fare il test, poi si passa al prelievo di una goccia dal dito, si aspettano dieci minuti e un’altra counselor, seduta in un angolo più riservato, spiega il risultato. Se è negativo, vengono date tutte le informazioni per la prevenzione. Se è positivo, spiega come non trasmettere il virus, ma soprattutto dà subito la terapia e invita la mattina successiva a recarsi alla Clinica HIV del Lacor.

Stasera in questa piccola comunità solo una persona, un uomo sui 33 anni, è risultato positivo. Sono le undici passate, Dennis Okello e gli altri del team tornano al Lacor soddisfatti: una vita in più strappata al virus che ancor oggi colpisce il 6 per cento della popolazione di questo paese.

 

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