Missione Lacor

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Missione Lacor

Meli Elena Meli, giornalista per il Corriere della Sera, ci racconta il suo viaggio al Lacor:

“Sono arrivata al St Mary’s Hospital Lacor con una valigia strapiena. Di curiosità, perché era la mia prima volta in un Paese dell’Africa sub-sahariana, ma anche di entusiasmo, perché sapevo che questo è un luogo speciale, nato dalla volontà e dalla passione di persone speciali. Quel che non immaginavo era di aver riempito la mia valigia anche di tanti pregiudizi e idee sbagliate: con la protervia tipica da ‘uomo bianco’ pensavo di sapere quello di cui hanno bisogno le popolazioni dei Paesi africani, invece ho scoperto di essere profondamente, imperdonabilmente ignorante.

Pensavo, per esempio, che donare un macchinario all’avanguardia a un ospedale africano potesse essere un gesto generoso e apprezzabile; ho capito invece che è del tutto inutile mettere un’incubatrice per un bimbo nato prematuro in una stanza dove la polvere rossa della savana inevitabilmente entrerà, dove non ci sarà nessuno che potrà pensare alla manutenzione (perché spesso non c’è tempo o modo, ci sono da gestire altre emergenze in cui sono in ballo la vita e la morte). Pensavo che i programmi per portare le costose terapie all’avanguardia contro l’HIV potessero essere una mano santa in un Paese povero che non può permettersi certe spese, ma non immaginavo che invece sarebbero molto più utili investimenti perfino inferiori ma per garantire a tutti, proprio tutti, le zanzariere per proteggersi dalla malaria o le medicine che la curano, perché è questa l’emergenza più grave e più realisticamente gestibile. Ho capito che per aiutare queste popolazioni ‘a casa loro’ bisogna essere umili e non credere di avere la soluzione in tasca: la nostra spesso non è quella giusta, anche se siamo animati dalle migliori intenzioni.

Ecco perché mi fa bene al cuore pensare che al St Mary’s Hospital Lacor ci siano persone che lavorano proprio così, per il vero bene di tutti i pazienti: donne, uomini e bambini a cui leggi negli occhi la gratitudine per avere una risposta concreta ai loro reali bisogni. Ho passato i miei (troppo pochi) giorni in ospedale chiedendomi come aiutare queste persone, che coi loro sguardi, le loro parole o i loro gesti mi hanno insegnato più di quanto mai avrei potuto immaginare; non ho risposte certe (ho imparato anche a diffidare delle mie sicurezze…), se non la consapevolezza che tutti coloro che lavorano al St Mary’s Hospital Lacor sanno perfettamente quello di cui c’è bisogno e fanno realmente la differenza per la popolazione della zona. E c’è anche qualcos’altro della visita al Lacor che proprio non mi aspettavo: fin dal primo giorno mi sono sentita a casa, come se avessi trovato una nuova famiglia. Credo accada perché ovunque, in ospedale, si respira l’amore e la passione di chi ci lavora. Perché è un posto speciale per davvero: questo lo sapevo già, ma ora l’ho provato sulla mia pelle e già spero, un giorno, di poter tornare.”

Nella foto, Elena Meli è insieme al fotoreporter Andrea Simeone.

Grazie Elena, grazie Andrea, per lo sguardo limpido con cui vi siete avvicinati a questo sogno di cura per i più fragili, che continua ad avverarsi, giorno dopo giorno, nel cuore della savana.

Ci auguriamo diventiate ambasciatori della Fondazione Corti per il Lacor Hospital.

 

 

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