La storia di Lucy

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La storia di Lucy

 “Nonostante le numerose sfide stiamo riuscendo a far fronte all’emergenza giorno dopo giorno”. A parlare così è il dottor Sande Ojara, primario del reparto di ostetricia e ginecologia del Lacor.
Il dottor Sande non si riferisce solo al Covid; da oltre un mese in Uganda è in atto uno sciopero dei medici dei centri sanitari pubblici che chiedono un aumento dei salari.
“Ci arrivano sempre più casi dal vicino Gulu Hospital e da altre strutture governative”, spiega, “tanto che in questi giorni abbiamo punte di 80-90 pazienti al giorno.
Anche i parti sono in aumento, soprattutto quelli più complessi”.
In media al Lacor, secondo gli ultimi dati disponibili, si effettuano circa 7 parti cesarei al giorno (sono stati 2.700 nell’ultimo anno), ma ultimamente ci sono state punte di 13 interventi in 24 ore.
“Alcuni sono cesarei programmati, ma la maggior parte sono emergenze”, aggiunge il dottor Ojara.
Come quella di Lucy Akello (video), risultata positiva al Covid e giunta al Lacor con poche speranze di salvare la propria vita e quella del piccolo che portava in grembo: il suo quarto figlio.
“Ero di nove mesi e non riuscivo a respirare, non avevo idea di come sarei riuscita ad affrontare il parto”, racconta Lucy, maestra in un villaggio a quaranta chilometri dal Lacor.
“Avevo un fortissimo mal di testa, la febbre saliva, mi mancava il respiro ed ero scossa da una tosse che non mi dava tregua. Ad ogni colpo di tosse il mio bambino scalciava forte nel mio ventre. Ero senza forze. E spaventata”.
Lucy è arrivata al Lacor in un momento in cui l’Unità Covid, con i suoi trenta letti, era già piena. E’ stata ricoverata in terapia intensiva e subito attaccata all’ossigeno.

Non ero mai sola, le infermiere erano sempre con me, sotto gli scafandri che le coprivano vedevo la loro stanchezza e i loro sorrisi. Mi davano medicine, passavano a controllare il flusso dell’ossigeno e vedere come stavo”.
Dopo una settimana è iniziato il travaglio, ma Lucy non aveva le forze per partorire e il piccolo mostrava i primi segni di sofferenza. E’ stato allora necessario un cesareo d’urgenza.
Al Lacor ci sono sei sale operatorie, una si trova all’interno del reparto maternità ed è dedicata proprio a casi come questo.
E’ qui che è nato, forte e sano,  il piccolo Omara Ambrose. Omara significa “amore”.
Akello Lucy ha parole di gratitudine per tutti.
 
“E’ fondamentale andare in ospedale al più presto perché quando si arriva tardi è più difficile per i medici salvarti la vita.
Ed è importante vaccinarsi: se fossi stata vaccinata non avrei rischiato di perdere la mia vita e il mio bambino.
Il mio grazie va a tutto il personale per l’instancabile lavoro. Ma anche ai donatori che hanno reso possibile la mia guarigione.
E’ grazie a loro se l’ospedale ha le attrezzature e se medici e infermiere possono proteggersi per lavorare bene”.
E anche grazie a loro che sono possibili interventi come quello che ha permesso ad Omara Ambrose di nascere. Servono 70 Euro per un parto cesareo.

“Continuate a sostenere il Lacor”, è l’appello di Lucy, “perché possa accogliere e curare tutti, anche i più poveri.
Senza ossigeno e senza la competenza e la cura di medici e infermieri del Lacor, mio figlio ed io non saremmo qui”.
E’ proprio così: se Lucy Akello può raccontarci la sua storia, tenendo in braccio il suo piccolo Omara, è perché ha potuto contare sui medici del Lacor, sempre in prima linea.
Ed è anche perché esistono sostenitori come te, che permettono all’ospedale di continuare a curare le persone nel momento di maggior fragilità: la malattia.
Continua a sostenere il Lacor perché possa curare tutti, anche i più poveri.

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