Quando l’ingegno salva una vita

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Quando l’ingegno salva una vita

Quando fai il medico in un Paese a risorse limitate, devi ogni giorno affidarti al tuo intuito e al tuo ingegno. E non perderti d’animo. E’ così che puoi continuare a salvare vite umane.

E di ingegno ed entusiasmo ne ha parecchi il dottor Oriba Dan Langoya, medico del Dipartimento di medicina interna del Lacor.

Ho incontrato il giovane Okello durante il consueto giro in reparto”, racconta: “lo chiamerò così per proteggere la sua identità”. Okello è un adolescente arrivato da molto lontano: il distretto di Kitgum è a cento chilometri da quello di Gulu, dove sorge il Lacor.
Aveva una forma molto severa di malaria e urgente bisogno di sangue. Non solo: era gonfio, confuso, irrequieto, faticava a respirare e aveva smesso di urinare.
Ho avuto la sensazione che la vita stesse per lasciare questo ragazzo. Non capiva dove si trovava, non riconosceva la madre.
L’abbiamo subito trasferito in terapia intensiva e prelevato campioni di sangue per capire al più presto se la sua funzionalità renale era compromessa.

Sento ancora i brividi che ho provato leggendo gli esiti dei suoi esami… cosa potevamo fare per salvare questo ragazzo? Aveva bisogno di un servizio di dialisi, ma l’unico si trova a 360 km da Gulu. E la madre non poteva neanche permettersi il cibo…
Sono andato dal mio capo-dipartimento, il dottor Jackson Kansiime e poi ho chiesto al Direttore esecutivo del Lacor, il Dr. Cyprian, di consentirci di eseguire una dialisi peritoneale per rimuovere le scorie che stavano compromettendo la funzionalità renale del giovane.
Abbiamo subito eseguito un’ecografia per posizionare il catetere per la dialisi. Abbiamo “improvvisato” un catetere modificando due tubi nasogastrici… non avevamo alternative. Poi abbiamo riportato Okello in terapia intensiva.

Altra sfida: il fluido che si usa per rimuovere le scorie non era disponibile; anche in questo caso non ci siamo persi d’animo e lo abbiamo preparato noi. Ha funzionato!”
Okello è rimasto in terapia intensiva per 6 giorni e, dopo ben sette dialisi peritoneali, la sua funzionalità renale si è ristabilita ed è stato dimesso.
L’ingegno, il lavoro di squadra, il fatto di non essersi persi d’animo, hanno restituito la vita a questo ragazzo.

Ad oggi abbiamo effettuato sei dialisi peritoneali su pazienti pediatrici che avrebbero perso la vita per i danni renali. Tutte hanno funzionato.
Certo, avremmo bisogno di cateteri ad hoc, alcune fondamentali analisi di laboratorio e il liquido adatto per la dialisi peritoneale, ma abbiamo grande determinazione e lavoriamo assieme.

E questo spesso fa la differenza”.

Grazie dottor Oriba Dan e grazie ai suoi colleghi di terapia intensiva, del Dipartimento di Medicina e di Radiologia.

Il suo racconto è la dimostrazione che ogni anno al Lacor si cerca di “offrire le migliori cure al minor costo”

 

Milano, 22/12/2022

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