Lavoro e figli: un’acrobazia continua

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Lavoro e figli: un’acrobazia continua

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Un ambiente che non aiuta, che giudica. E’ questa, secondo Abwono Prossy, che lavora all’Ufficio statistiche del Lacor, la sfida maggiore per le donne oggi.

E’ stato fatto molto, ma molto dev’essere ancora fatto per rompere le barriere che ancora costringono le donne in una posizione di svantaggio rispetto ai loro mariti.

“Sono sempre di più le giovani donne che hanno progetti per migliorare la propria vita e quella delle proprie famiglie e della Comunità in cui vivono. Ma si scontrano con mille ostacoli culturali, economici, tecnologici”, racconta Prossy, “l’istruzione mi ha permesso di acquisire conoscenze e competenze per contribuire al sostegno della mia famiglia e ha cambiato il mio ruolo nella comunità. Oggi sono un esempio per le giovani del mio villaggio e vengo interpellata per tenere discorsi e dare consigli. Un fatto impensabile anni fa”. E continua: “l’istruzione mi ha aperto gli occhi sui miei diritti e insegnato a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ma questo non significa che io sia in competizione con mio marito: lo sostengo e lui mi rispetta di più.

Il problema nasce con i parenti che vivono con noi e non accettano il mio ruolo professionale.

Aver studiato ha comportato un altro grande cambiamento nella mia vita: ho meno tempo per occuparmi dei miei bambini. Devo lavorare e allo stesso tempo studiare, essere mamma e moglie”.

Le acrobazie di ogni donna che lavora. In Europa come in Africa.

 

 

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