L’anno scorso al Lacor

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L’anno scorso al Lacor

Il Lacor continua a offrire assistenza e cure di qualità alle popolazioni più svantaggiate anche in tempi di pandemia Covid-19. Lo dimostrano i numeri dell’anno 2019-2020 che comprendono il periodo che va da marzo a giugno 2020, cioè i primi quattro mesi di pesanti restrizioni dovute al coronavirus.

In quei mesi muoversi era severamente vietato e neanche i più malati o le donne in procinto di partorire riuscivano a raggiungere i centri sanitari.

Ecco un’anticipazione dei dati che, come ogni anno, trovate sul primo numero di Notizie dal Lacor che arriverà nelle vostre case in febbraio. Nel 2021 il primo numero del nostro notiziario scatta una fotografia del lavoro svolto dal personale del Lacor, ma è soprattutto dedicato ai ricordi di chi ha conosciuto Brother Elio, amatissimo fratello comboniano che ci ha lasciati lo scorso 11 novembre.

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Nonostante l’inevitabile calo, sono stati ben più di 230 mila i pazienti curati al Lacor lo scorso anno, con oltre 34 mila ricoveri. Numeri che continuano a fare del Lacor uno dei maggiori ospedali non profit dell’Africa Equatoriale.

Anche lo scorso anno il Lacor ha confermato di essere un ospedale per donne e bambini; ogni dieci persone che si rivolgono per chiedere assistenza e cura, infatti, otto sono donne o bimbi con meno di sei anni.

Con circa 37 mila neo-mamme assistite e quasi diecimila parti, l’ospedale e i suoi tre centri sanitari periferici sono polo di riferimento per la salute materno-infantile dei distretti di Gulu, Amuru, Omoro e Nwoya che hanno un bacino d’utenza di circa 700 mila persone.

Non solo: dal 1973, anno in cui Lucille ha fondato la scuola per infermiere, l’ospedale è anche sede di formazione per la futura generazione di operatori sanitari del Paese.

Quasi 600 tra studenti e tirocinanti, frequentano i corsi base e di specializzazione per diventare ostetriche, infermieri, tecnici di laboratorio o di anestesia e assistenti di sala operatoria. E più di 200 sono gli studenti della vicina Facoltà di Medicina dell’Università Statale di Gulu che al Lacor compiono il loro tirocinio.

La pandemia ha avuto pesanti conseguenze anche sulla loro formazione: a marzo dello scorso anno, per contenere la diffusione del virus, il governo ugandese ha ordinato la chiusura di tutte le scuole del paese e tutti gli studenti del Lacor sono stati rimandati a casa. A poter riprendere gli studi, a partire dallo scorso ottobre, sono stati solo gli studenti delle classi finali. Con importanti ripercussioni soprattutto per le ragazze che spesso non riprendono più gli studi.

 

 

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