La scuola ci salverà

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La scuola ci salverà

Le scuole hanno aperto la strada al successo per molti africani e forniscono un rifugio sicuro per molti bambini in circostanze difficili“, ha affermato il dott. Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Africa. “Non dobbiamo essere accecati dai nostri sforzi per contenere Covid-19 e finire con una generazione perduta“.

Settembre a scuola. Cosa succederà ai nostri studenti in tempo di Covid-19? E’ un pensiero che accompagna ogni genitore dallo scorso marzo. Un tormentone che  alterna la preoccupazione per le connessioni che non funzionano a quelle per i banchi che non arrivano.  Lauree rimandate, disagi di tutto rispetto, ma, seppure a singhiozzo, si procede.

Cosa succede nel Sud del mondo quando il percorso formativo è sotto gli attacchi del Covid? Pausa a tempo indeterminato, futuro sospeso. Tempo nei campi, se va bene. Tempo costretti in case troppo piccole o capanne. Insieme in tanti, in troppi.
La scuola protegge. Dalla violenza, dall’incesto, dagli stupri, dalle gravidanze precoci. Protegge le bambine da un futuro di sfruttamento; ha un valore inestimabile sullo sviluppo mentale e persino sull’alimentazione e la salute.

Lo ribadisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità con un’indagine in cui si legge che, su 39 paesi dell’Africa subsahariana, le scuole hanno continuato a funzionare a pieno regime solo in 6 nazioni.  Chiuse del tutto in 14 paesi e aperte solo in parte negli altri 19.

L’impatto, quando si interrompe il percorso di istruzione, è forte. I tassi di violenza contro i bambini sono in aumento, mentre calano gli indici di un’adeguata nutrizione. Sono oltre 10 milioni, infatti, i bambini che non hanno la possibilità di usufruire dei pasti scolastici.

Per le ragazze i rischi sono ancor più alti e si teme che si ripeta quanto accaduto in passato. A seguito della chiusura delle scuole provocata dall’epidemia di Ebola nel 2014, i tassi di gravidanza tra le adolescenti in Sierra Leone erano raddoppiati e molte ragazze non sono più state in grado di continuare gli studi.

In Uganda, la scuola è chiusa dallo scorso marzo. Solo ora, a distanza di sette mesi, riaprono le porte delle cosiddette “candidate classes”, quelle che hanno gli esami per passare da un percorso all’altro.

Lo scorso 30 settembre hanno riaperto anche le scuole del Lacor. Josephing Anying, responsabile comunicazione dell’ospedale, ha raccolto la voce di Oketayot Kenneth, segretario generale dell’Istituto di formazione per professioni sanitarie del Lacor.
In tutto sono 349 gli studenti attesi tra infermiere, ostetriche, tecnici di anestesia, di laboratorio e di sala operatoria. Dopo sei mesi di stop, le classi finali hanno finalmente l’opportunità di tornare a fare lezione per completare il loro percorso.

La scuola ha soddisfatto tutti i requisiti per accogliere gli studenti. “Abbiamo anche ottenuto un certificato di conformità”, afferma Oketayot. “I tutors hanno pianificato in dettaglio la riapertura e siamo pronti a gestire le sfide che potrebbero presentarsi, inclusa quella degli spazi limitati sia in aula che nei dormitori.
Faremo del nostro meglio”, conclude, “per terminare i programmi entro la fine di marzo 2021, data fissata dal Ministero dell’educazione per gli esami finali”.

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