La pandemia al Lacor

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La pandemia al Lacor

Marzo 2020-maggio 2021. Sono passati 14 mesi dal primo caso di Covid in Uganda e sono davvero tanti gli amici e i sostenitori che ci chiedono come sia adesso la situazione.

Ecco allora alcuni aggiornamenti condivisi dal direttore, il dottor Martin Ogwang.

La vita è ricominciata a scorrere, nonostante rimanga il coprifuoco dalle 9 di sera alle 6.30 del mattino; le scuole hanno riaperto ad aprile e turisti o volontari delle ONG possono entrare nel Paese con un test molecolare effettuato entro 72 ore prima del volo.

Al momento i casi di Covid nel Paese sono ancora gestibili. Poco più di 42 mila in tutt’Uganda dall’inizio della pandemia, con circa 350 morti. Ma si teme che, con l’arrivo delle piogge, la situazione possa aggravarsi. Così come si teme la diffusione delle varianti, in particolare quella indiana. Ecco perché sono stati bloccati i voli dall’India e i casi individuati sono stati prontamente isolati.

La campagna di vaccinazione procede, anche se a rilento, per la scarsità di dosi e per qualche resistenza da parte della popolazione. Dopo aver vaccinato tutto il personale dei centri sanitari pubblici, non profit e privati e le forze di sicurezza, come esercito e polizia, si è iniziato a proporre il vaccino agli insegnanti e proprio in questi giorni al Lacor sarà la volta della seconda dose.

Ad oggi, secondo il Ministero della Sanità ugandese, sono state ordinate 18 milioni di dosi AstraZeneca al Serum Institute indiano e 3,5 milioni e mezzo sono state garantite dal programma COVAX, l’iniziativa internazionale di donazione di vaccini ai Paesi in via di sviluppo.

Le prime dosi, poco meno di un milione, erano arrivate nella capitale Kampala già all’inizio di marzo; a metà marzo tutto il personale del Lacor, compreso quello tecnico e amministrativo, ha ricevuto la prima dose di vaccino e in questi giorni di metà maggio riceverà la seconda.

Al Lacor la situazione è sotto controllo, nonostante di recente l’ospedale abbia affrontato un focolaio di 105 casi tra i 416 studenti delle scuole. Gli studenti positivi sono stati subito isolati: la maggior parte era asintomatica e non ci sono state complicanze. Si pensa ora ad aumentare gli spazi sia nelle aule che nelle camere, molto congestionate, dove alloggiano i giovani.

Intanto, continuano  gli sforzi per fare formazione e prevenzione e il Dipartimento tecnico, insieme ai direttori, sta valutando l’opportunità di potenziare il sistema di produzione e diffusione dell’ossigeno, indispensabile per trattare i casi COVID.

In questi mesi sono aumentate le spese per i dispositivi di protezione individuale come guanti, tute e mascherine. Tutti materiali ora disponibili in Uganda, ma di cui l’ospedale deve continuamente rifornirsi.

Un aumento dei costi a cui la Fondazione Corti cerca di far fronte, con il vostro aiuto.

 

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