La battaglia di Akello

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La battaglia di Akello

Sharon 15 febbraio.

In tutto il mondo si celebra la Giornata Internazionale per il tumore dell’Infanzia.

Obiettivo è ridurre la mortalità ed eliminare la sofferenza di quei 300 mila bambini l’anno a cui viene diagnosticato un tumore. E che, in otto casi su dieci, vivono in paesi in cui le cure sono ancora inaccessibili.

Al Lacor i tumori infantili hanno un nome: linfoma di Burkitt. Sono sfide che l’ospedale raccoglie ogni giorno, storie di sofferenza, ma anche di guarigione. Josephine Anying, responsabile comunicazione del Lacor, ci racconta quella di  Sharon. Presa in carico dalla pediatria del Lacor quando aveva otto anni, oggi è la splendida ragazza che vedete nella foto.

“Nel 2004 avevo perso la speranza. Ho visto il dolore negli occhi di mia madre quando il dottore ha annunciato che non avevano medicine per la mia malattia. Stavamo per essere dimessi quando il Dottor Robert Iriso ci ha portato in pediatria e si è preso cura di me. A quell’epoca avevo circa otto anni, ma non riuscivo a camminare per la malattia.

Il farmaco che mi hanno dato era così forte che continuavo a vomitare, ero debolissima. Sono restata in quel reparto per sei mesi.

A un certo punto siamo rimaste senza cibo: mia mamma sarebbe voluta tornare al villaggio dove aveva lasciato i miei fratelli, per controllare che tutto andasse bene e procurarsi altro cibo. Essere una madre single è molto dura.

Ma il dottor Iriso temeva che non saremmo tornate a proseguire le cure. Così ci ha messo in contatto con alcune organizzazioni che in quel periodo erano al Lacor per distribuire cibo a chi ne aveva più bisogno.

E’ passato un anno. Grazie a tre cicli di trattamento sono migliorata molto, anche se non ero ancora in grado di camminare. Finalmente ci è stato permesso di andare a casa. Avevo perso due anni di scuola.

Era il 2007 e finalmente avrei potuto riprendere gli studi, ma mia mamma non aveva soldi abbastanza. Ancora una volta il Dottor Iriso mi ha messo in contatto con una persona di buon cuore che da allora paga le mie tasse scolastiche.

Non so dove sarei oggi se il Lacor non si fosse preso cura di me. Mi hanno detto che il trattamento del tumore è molto costoso (circa 500-600 Euro a paziente, specifica il direttore dottor Martin Ogwang).

Ora sto molto meglio, posso camminare, anche se ancora con difficoltà: ecco perché continuo a fare fisioterapia, per migliorare.

Non smetterò di essere grata al Lacor per avermi accolta e curata in un momento in cui mia mamma ed io avevamo perso ogni speranza. Mi sono sentita amata.

Spero di poter studiare e tornare al Lacor un giorno per aiutare altri bambini”.

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