Il futuro in una pagella

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Il futuro in una pagella

pagella Si è parlato parecchio, di recente, di un ragazzino ritrovato nel Mar Mediterraneo, annegato, la pagella cucita addosso. Veniva dal Mali, aveva 14 anni. Il documento, scritto in arabo e in francese, era nascosto con cura: aveva ottimi voti.

Pensando a quella pagella mi è venuto in mente Erick.

L’ho conosciuto al Lacor, due anni fa. Era nella Gang pa min Atim, la casa costruita per accogliere le mamme che vengono da lontano. Quelle che hanno una gravidanza complicata e devono essere vicine all’ospedale al momento del parto; ma anche quelle che vanno seguite più spesso, magari perché hanno l’HIV.

Come Florence, la mamma di Erick. Orgogliosa di quel suo ragazzino dal sorriso timido che mostra alla macchina fotografica un quadernetto ordinato, da bravo studente. E ricordo bene anche lei, alle soglie del parto….

Ricordo come Florence mi ha mostrato con fiducia il suo lasciapassare per il futuro: un documento, un po’ sgualcito, gelosamente conservato nello zaino. Un attestato di una scuola di business di Kampala. “Con questo troverò lavoro”, mi aveva detto sicura. “E continuerò a pagare le rate della scuola di Erick”.

La mamma di Erick era laureata. Dico era perché a neanche due mesi dal parto, all’improvviso, forse per un’infezione, lei e il neonato sono morti. In Uganda si muore ancora troppo di parto, o nei mesi dopo.

Ora Erick, grazie a un benefattore che ha visto quel quadernetto di cui Florence era tanto orgogliosa, studia in una boarding school, una scuola di Gulu dove rimane a dormire e mangiare.

L’educazione in Uganda è tutto. E’ il biglietto da visita per continuare a vivere, a mangiare, a crescere i propri figli.

Ecco perché la sera li vedi ancora lì, a scuola, cinquanta bimbetti che affollano un unico stanzone alla luce fioca di una lampadina a continuare a studiare.  O perché tutto un villaggio unisce le forze per pagare gli studi al giovane più promettente.

L’educazione in Africa è tutto. Ecco perché se la tengono così stretta, cucita addosso.

Daniela Condorelli

 

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