Il direttore informa

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Come stanno andando le cose in Uganda? E il Lacor come sta affrontando l’epidemia?
Al rientro dalle vacanze estive tanti di voi ci chiedono informazioni sulla situazione Covid in Uganda e al Lacor. Ecco allora qualche stralcio del resoconto del direttore Martin Ogwang che ogni due settimane condivide con noi ciò che accade nel Paese e in ospedale.
In Uganda il numero di casi ha superato i 120 mila, con oltre 3 mila morti dall’inizio della pandemia”, spiega il direttore, puntualizzando che potrebbero essere dati di gran lunga sottostimati per la difficoltà di effettuare test nel Paese. In questo momento la situazione è abbastanza tranquilla. Il tasso di positività, che aveva toccato picchi del 18% nel mese di giugno, ora è al 4,4%.
Al Lacor abbiamo avuto in tutto 305 casi e 103 morti e in alcuni periodi sia Unità Covid che reparto di isolamento erano saturi; in agosto, un focolaio è scoppiato nella piccola sala della neonatologia dove vengono seguiti i neonati prematuri. Erano 16 le neomamme contagiate: ad oggi stanno tutte bene e sono tornate a casa con i loro piccoli. Al momento”, continua il dottor Martin, “stiamo curando una ventina di persone, di cui 4 bambini”. Si tratta dei casi più seri, che arrivano in ospedale in condizioni molto critiche. Quando la malattia si presenta con sintomi lievi, infatti, le persone rimangono a casa, così come succede in Italia.
“A fine luglio è terminato il lockdown stretto, ma permangono alcune restrizioni. I trasporti pubblici, spesso l’unica possibilità per raggiungere città e centri sanitari, ad esempio non possono riempirsi più del 50 per cento della capienza totale. Il coprifuoco rimane dalle sette di sera alle 5,30 di mattina.
Le scuole stanno gradatamente riaprendo, a cominciare dagli studenti che hanno gli esami a cui si aggiungono man mano quelli che si riescono a vaccinare”.
Il vaccino è un tasto dolente. Di recente sono arrivate 286 mila dosi AstraZeneca donate dalla Norvegia, 196 mila dalla Gran Bretagna, 300 mila dosi di vaccino Sinovac riservato ai docenti e 647 mila dosi di Moderna dagli Stati Uniti. La priorità è per gli over 50 e per chi ha altre patologie o per i lavoratori di categorie ritenute essenziali come le forze dell’ordine e gli insegnanti. Ma le quantità sono decisamente insufficienti per una popolazione di 44 milioni di persone.
Intanto al Lacor il Dipartimento Tecnico continua a lavorare per riparare i vecchi concentratori di ossigeno e, quando possibile, acquistarne di nuovi. “Al momento”, spiega l’ingegner Jacopo Barbieri, “abbiamo riparato 6 concentratori e ne abbiamo installati 7 nuovi e non appena avremo i pezzi di ricambio potremo ripararne altri sei”, assicura.
I concentratori, apparecchiature che producono ossigeno, sono molto utili nei reparti che non ne richiedono elevate quantità (sono stati ad esempio aggiunti nel reparto di medicina e nell’Unità di nutrizione), permettendo così di alleggerire le richieste all’impianto di produzione e distribuzione dell’ossigeno e riservandole ai pazienti Covid.
Otre a quello per le cure, prosegue l’impegno per prevenire la diffusione del Covid e il sostegno psico-sociale. Cercando al meglio di far fronte alle sfide. Le maggiori sono a tutt’oggi l’elevatissimo consumo di dispositivi di protezione personale e di igienizzante”. Presidi indispensabili per arginare il Covid e proteggere il personale.

Dall’inizio pandemia sono stati 101 i sanitari contagiati al Lacor. Quanti sarebbero stati senza le generose donazioni destinate ad acquistare dispositivi di protezione? Continuate a sostenerci.  
 

07/09/2021

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