Guardiamo avanti. Insieme

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Guardiamo avanti. Insieme

C’è preoccupazione al Lacor. Le forti mura costruite per proteggere dalla guerra non hanno tenuto fuori dal cancello il virus che sta serpeggiando in tutto il mondo. E non vi sono riusciti neanche la competenza del personale e il sostegno ininterrotto della Fondazione Corti.
Subdolo e invisibile, il Covid, che aveva causato la prima morte al Lacor lo scorso 13 settembre, si sta diffondendo al Lacor come in tutta Uganda.
La fotografia della situazione, scattata qualche giorno fa dal resoconto settimanale di uno dei tre direttori, il  dr. Martin Ogwang, parla di sei persone attualmente ricoverate, di cui tre nel reparto isolamento e tre in terapia intensiva. In tutto, dall’inizio dell’epidemia, dall’ospedale sono passate 54 persone positive al Covid, la maggior parte subito trasferite al vicino Gulu Regional Referral Hospital (GRRH), come da indicazioni del Ministero della Sanità ugandese.
La gente chiede aiuto al Lacor anche se sospetta di avere il Covid e sa che dovrebbe andare nell’ospedale governativo. Dopo circa tre giorni (ma anche una settimana) sono disponibili i risultati del tampone e, se il paziente è positivo, va trasferito al GRRH o a Kampala se è molto grave.
Ad oggi, sette persone sono morte di Covid al Lacor.
Anche il nostro personale, purtroppo, è stato colpito dal virus. Sono undici, tra sanitari e non, i malati di Covid tra chi lavora in ospedale. Tra loro c’è l’amatissimo Brother Elio Croce, responsabile del Dipartimento Tecnico del Lacor dal 1985 e del vicino orfanotrofio Saint Jude. Al momento in cui scriviamo, Brother Elio è stabile e viene curato nel miglior modo possibile. A lui e a tutto il personale che si è ammalato va il nostro affetto e i nostri auguri più sinceri.
Riorganizzazione, formazione e approvvigionamenti non si fermano. I numeri dei pazienti che si affidano al Lacor sono tornati ad essere quasi pari a quelli pre-Covid con circa 500 ricoveri ogni settimana; tra questi sono aumentati parecchio i casi di polmonite, che in questo periodo di piogge aumentano e sono da distinguere da quelle causate dal Covid.
Rimangono più bassi, invece, i numeri delle visite ambulatoriali, oggi circa duemila ogni settimana contro picchi di 3.500 nel 2019. I motivi? La difficoltà di raggiungere il Lacor, ingigantita dalle restrizioni imposte dal Governo per arginare la diffusione del virus, ma anche la paura di recarsi negli ospedali. Soprattutto per malattie che si ritengono meno gravi.
Di recente, oltre al timore per la gestione della pandemia, un episodio ha portato dolore e smarrimento al Lacor: la morte improvvisa, per un problema cardiovascolare, di Sister Sharon di cui vi abbiamo già tristemente parlato. “Tra lacrime e dolore, abbiamo sepolto la nostra amata infermiera Sharon”, scrive Josephine Anying, sua cara amica e responsabile comunicazione al Lacor. Che riferisce lo sconforto di tutti. “Era il volto del cambiamento della professione infermieristica al Lacor”, confida Abalo Evelyn Okot, assistente di Sharon all’Ufficio Qualità. “Una sorella”, ricorda il fotografo Gerald Kalokwera.
Attraverso di lei ho imparato ad amare la gente e Dio”, aggiunge Josephine. “E lasciare un segno positivo in ciò che faccio nella vita”. Un appello che ci sentiamo di rivolgere ad ognuno di voi.

E’ arrivato il momento di rimboccarsi le maniche insieme.
Il Lacor continua a lavorare, fedele alla sua mission. Anche i centri sanitari periferici, più che mai preziosi perché più vicini alle comunità, sono operativi. E continua la distribuzione di farmaci nei villaggi e l’educazione alla prevenzione del Covid e delle altre malattie più diffuse.
Ma, tempo poco più di un mese, il Lacor potrebbe essere a corto di alcuni dei dispositivi di protezione più difficili da reperire, o dover fare investimenti importanti per approvvigionamento di farmaci o ampliamento dell’impianto di produzione e distribuzione dell’ossigeno al letto del paziente. Un impianto, l’unico nel Nord del paese, che sta facendo la differenza per molti pazienti.
Per questo la Fondazione si sta organizzando per inviare materiale e fondi straordinari per continuare ad affrontare l’emergenza. Insieme.
Continuiamo a offrire le migliori cure al maggior numero di persone al minor costo.

Restate con noi. 

Con affetto

Dominique Corti

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