Cronache di lotta contro il virus

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Cronache di lotta contro il virus

lacor16-3796 copia - CopiaIn Uganda, un milione e trecentomila persone hanno l’HIV. Sono soprattutto persone tra i 35 e i 39 anni ad averlo contratto e, tra loro, le donne sono le più vulnerabili.

Dal 2016, da quando è stata attivata la campagna Test and Treat, letteralmente “fai la diagnosi e cura”, il virus è maggiormente sotto controllo. Ma resta quel numero spaventoso: un milione e trecentomila persone. In Italia sono 130 mila.

E il Lacor cosa offre? Come si è organizzato? A spiegarlo è Emmanuel Ochola, responsabile del Dipartimento per l’HIV e ricerca. “Abbiamo un programma di assistenza, trattamento e counseling che va al di là della Clinica per l’AIDS. Tutto l’ospedale è coinvolto: diagnosi e counseling sono previsti in ogni reparto”.

Oggi sono 8 mila i pazienti in terapia antiretrovirale seguiti al Lacor Hospital: il 9 per cento ha meno di 15 anni e il 69 per cento sono donne.

“Abbiamo poi un programma di sensibilizzazione per effettuare i test nelle aree più difficilmente raggiungibili”, continua il dottor Ochola. Per questo l’ospedale ha una rete di relazioni con alcune persone chiave nelle diverse comunità. “Scopo dell’ospedale è contribuire alla lotta nazionale contro la diffusione dell’AIDS”, sottolinea. A questo proposito la sfida maggiore è accedere al programma di cura. “Raggiungere le aree più povere e isolate è un problema; il trasporto è ancor oggi il maggior ostacolo per continuare a rimanere in terapia”. Ecco perché esiste una rete di persone che fanno parte della comunità e sono legate all’ospedale: sono persone che prelevano i campioni di sangue per i test di controllo e distribuiscono i farmaci. Se qualcuno non si presenta, viene chiamato e raggiunto. Anche grazie a questo servizio, l’aderenza al trattamento è molto alta.

Tra i volontari coinvolti nei progetti di sensibilizzazione sul territorio c’è Angie Puchbauer, infermiera che fa parte dell’organizzazione americana Peace Corps e si occupa soprattutto dei programmi del Lacor che si rivolgono ai giovani. Angela, timida, riservata, ma soprattutto giovanissima, segue un gruppo che si incontra una volta alla settimana: sono pari età che, davanti a una bottiglia d’aranciata, condividono la propria esperienza. Un supporto concreto per combattere la bassa autostima e il senso di perdita della propria dignità di chi sta seguendo la terapia antiretrovirale per tenere a bada il virus.

“Spesso questi adolescenti vivono isolati. Volevamo dare loro un posto protetto in cui incontrarsi e combattere insieme lo stigma”, spiega il direttore generale del Lacor Cyprian Opira. E aggiunge: “Se hai 15 anni e scopri di essere sieropositivo non ti aspetta una vita semplice. Non morirai, ma avrai ripercussioni fisiche, psicologiche e sociali. Sapere che c’è un luogo in cui hai degli amici e dove puoi trovare conforto, ti incoraggia a venire in ospedale e a seguire la terapia”.

Un modo per guardare al futuro a testa alta, nonostante l’HIV.

E fare prevenzione per arrestarne la diffusione.

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