Continuiamo a fare del nostro meglio

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Continuiamo a fare del nostro meglio

Ci siamo lasciati alle spalle i mesi in cui il numero dei bambini ricoverati al Lacor era ridotto dalle difficoltà nel raggiungere l’ospedale e dalle paure dovute al Covid: oggi la pediatria è di nuovo il reparto più affollato.

Lo conferma il dottor Venice Omona, pediatra responsabile del reparto. Non appena le restrizioni hanno cominciato ad allentarsi, i bambini sono tornati a riempire la pediatria e oggi sono ricoverati fino a 180 piccoli pazienti nei 112 letti a disposizione. E talvolta, se il bambino è molto malato, sia il papà che la mamma sono al suo fianco.  Il che vuol dire che nell’ampio salone della pediatria ci possono essere anche trecento persone in un giorno. Difficile mantenere le distanze richieste per proteggersi dal Covid: significherebbe restringere il numero di visitatori e di “attendants”, gli accompagnatori dei malati, una vera e propria istituzione in Uganda.

Avere in ospedale chi accompagna il malato e se ne prende cura, lavandolo e dandogli da mangiare, è un aiuto imprescindibile, se si pensa che nel nostro Paese c’è in media una sola infermiera ogni undicimila persone”, spiega Josephine Anying, responsabile della comunicazione del Lacor.

Non solo: si tratta, soprattutto in pediatria, di possibili preziosi donatori di sangue. A causa della carenza cronica di scorte e dell’immensa necessità di trasfusioni per i bambini che giungono in ospedale con gravissime anemie, è fondamentale poter contare sugli “attendants” come donatori.

Il numero dei pazienti è cresciuto molto”, conferma il dottor Venice: “in media abbiamo tra i 150 e i 180 bambini ricoverati, ma a volte superano i 200.

La maggior parte hanno  più di cinque anni e anemie molto gravi dovute alla malaria; vengono mandati da centri sanitari, alcuni vicini, altri molto distanti, per una trasfusione di sangue che salverebbe loro la vita. Al momento”, continua il dottor Venice, “in pediatria ci sono otto medici di cui due specialisti, cinque medici non specialisti e un laureato in tirocinio. Le infermiere sono tredici, distribuite su tre turni per coprire tutte le 24 ore, a cui si aggiungono due nutrizioniste.

Questa pandemia”, ci spiega ancora il dottor Venice, “sta avendo molti effetti negativi, ma anche qualche conseguenza positiva. Per esempio l’attenzione all’igiene è aumentata; sono molte, in tutto l’ospedale, le aree dove potersi lavare le mani. Tra gli aspetti negativi, invece, la mancanza di neolaureati tirocinanti. Erano una trentina coloro che, lo scorso ottobre, hanno completato il proprio tirocinio post-laurea obbligatorio e sono partiti; i nuovi tirocinanti si aspettano per i primi mesi del 2021. La chiusura di tutte le scuole ugandesi da marzo a fine ottobre, ha infatti rallentato i tempi delle lauree e la temporanea mancanza di tirocinanti sta comportando un carico di lavoro più pesante per tutti e le infermiere sono stremate. I bambini arrivano sempre più tardi e sempre più malati. Più difficile anche interagire con loro: i più piccoli sono impauriti dalle mascherine.  Nonostante questo, continuiamo a fare del nostro meglio con ciò che abbiamo”.

 

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