Ciao Sharon

News

Ciao Sharon

Se nomini Sister Sharon pensi a un sorriso aperto e solare, a un abbraccio caldo e avvolgente, a una risata sincera e contagiosa. Pensi ad una donna forte, carismatica, impegnata. Ad un tornado di vitalità.
Sharon ci ha lasciati all’improvviso, spaesati e ancora increduli che qualcosa abbia potuto spegnere quella fiamma che neanche l’Ebola, a cui era sopravvissuta nel Duemila, era riuscito a far vacillare.

Sharon ci ha lasciati. Abbiamo perso un’amica, un’infermiera, una sorella, una consolatrice, un’insegnante, una dirigente”. E’ quanto scrive il dottor Emmanuel Ochola per la preghiera che si tiene oggi per lei al Lacor.

Sharon era al Lacor da molti anni. Competenza e professionalità hanno fatto sì che presto venisse nominata caposala della pediatria. “Amava i bambini”, ricorda Josephine Anying, sua carissima amica. “Si prendeva cura di ogni bambino con affetto materno e dedizione”. E i bambini amavano lei.

Più in generale amava le persone.

“Era un’amica sincera e generosa”, confida Josephine, “capace di dirti ciò che davvero pensava e provava, non quello che volevi sentirti dire. Avrebbe fatto di tutto per aiutare un amico”.
E continua: “aveva passione per la qualità, la perseguiva con determinazione cercando di individuare le aree di maggior debolezza per aiutare gli altri a migliorare. Quando si trattava di creatività nella vita, Sharon era un passo avanti. Era determinata e perseguiva ciò che voleva finché non lo otteneva.

Aggiunge il dottor Ochola: “era l’incarnazione dell’assistenza infermieristica al Lacor: una pensatrice critica, indipendente, innovativa e una vera risolutrice di problemi. Grazie alla sua profonda esperienza, è stata una grande promotrice del “processo” che aiuta ogni infermiera a prendere decisioni sulla cura di ogni paziente. Amava il progresso anche in senso accademico.
Era parte della soluzione di molti dei problemi di qualità dell’ospedale e aveva la capacità di vedere l’opportunità di miglioramento anche nelle situazioni più oscure.  Era una donna d’azione: agiva, oltre le parole. Presente e utile in tutti i comitati: qualità, finanziamento basato sui risultati, prevenzione delle infezioni, task force Covid, comitato per farmaci e terapie, benessere e molti altri”.

Gli fa eco Thomas Molteni che ha lavorato con lei a lungo: “ha ben presto dimostrato di non essere solo un’infermiera eccellente, ma anche un’ottima dirigente, con spiccate qualità di leadership”, afferma.

Il management dell’ospedale, avendo riconosciuto queste sue caratteristiche, le ha assegnato la prima borsa di studio per il corso universitario di Scienze Infermieristiche. Sharon è così diventata la prima infermiera del Lacor con una laurea ed è stata poi nominata responsabile dell’Ufficio Qualità. Una funzione che si è rivelata sempre più centrale negli anni”.

Anche Brother Elio, nonostante non lavorasse direttamente con lei, ha parole di stima: “mi piaceva perché vedeva i problemi, suggeriva soluzioni fattibili, era una persona pratica ed efficiente e una leader”.

Una forza della natura, che poteva muovere montagne con la sua energia”, dicono di lei altri due suoi carissimi amici, Jennifer e Omero.

Nonostante la giovane età, Aber Sharon Lillian aveva poco più di quarant’anni, era entrata di diritto a far parte del ristretto gruppo delle Matrons, le responsabili dei servizi infermieristici, coloro che indossano la “cintura nera” sul camice bianco. Un ruolo di grande prestigio e grande responsabilità.
Non solo: Sister Sharon era una formatrice brillante e zelante nell’addestrare le infermiere più giovani. Ha insegnato nella scuola per infermiere, fatto da mentore nei reparti ed è stata insegnante nella maggior parte dei programmi di formazione, dalla qualità alla salute materno-infantile, dall’assistenza infermieristica alla prevenzione delle infezioni.

Una grande professionista, una donna d’azione, una presenza solare.

Ricorda ancora Josephine: “elegante, sempre curata, affascinante e amante della vita e della gioia. Ovunque lei fosse, sentivi la gente ridere. In realtà, era molto facile sapere se Sharon era in ospedale o meno”.

Dire che fosse espansiva non è abbastanza. “Sempre presente, spiccava per l’allegria, la vivacità, per il parlare chiaro e per quel saper trascinare ed entusiasmare gli altri che le veniva così naturale”.
A ricordarla così è Dominique Corti. Tra i suoi numerosi ricordi c’è una cena, a casa Corti al Lacor, insieme a una ventina di caposala. “Si era presentata in pantaloni (una delle prime!) e aveva presto condotto tutti nella danza suonando il vecchissimo tamburo in pelle di zebra su cui i miei genitori appoggiavano chiavi e posta. Suonava e cantava trascinando tutti nelle danze, fin quando ha passato il tamburo ad un’altra per poter ballare…”.

Gioia di vivere, carisma e professionalità.

E’ così che Sharon si è guadagnata da subito affetto e stima di colleghi, capi e collaboratori.

Amava il Lacor, non l’ha mai lasciato, neanche quando c’erano molte offerte più competitive, sia a livello locale che internazionale. Ha sempre scelto di restare per servire le mamme e i bambini, i poveri ei bisognosi, fedele alla missione del nostro ospedale”, ricorda ancora Ochola con profonda stima.

Oggi tutto il Lacor sta piangendo Sister Sharon.

La sua prematura scomparsa è una perdita immensa per l’Ospedale.

E per ognuno di noi.

 

 

 

 

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

TI TERREMO AGGIORNATO SULLE NOSTRE ATTIVITA'

Continuando ad utilizzare il sito, accetti l'uso dei cookie. approfondisci

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close