Linfoma di Burkitt al Lacor

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Linfoma di Burkitt al Lacor

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Oggi è la pediatra Catherine Abala, che si è specializzata grazie a una borsa di studio sponsorizzata da Fondazione del Ceresio, a occuparsi del linfoma di Burkitt al Lacor Hospital.

Il Burkitt, tumore che attacca il sistema linfatico, è molto frequente tra i bambini dell’Africa tropicale (cento volte di più rispetto all’Occidente), dove è considerato endemico. E’ proprio in Uganda, anche con l’aiuto di Piero e Lucille Corti, che il dottor Burkitt ha identificato molti casi.

Le ricerche suggeriscono che questo tumore sia comune in regioni in cui malaria, HIV e virus di Epstein-Barr sono molto diffusi.

Spiega la dottoressa Abala: “al Lacor arrivano ogni mese da cinque a dieci pazienti con il linfoma di Burkitt. Ogni anno assistiamo fino a cento pazienti.

Grazie alla chemioterapia, la possibilità di guarigione è elevata, fino al 90 per cento, ma solo se il trattamento viene iniziato presto”.
Al momento la dottoressa Abala segue una cinquantina di pazienti che sono stati dimessi.

Sfortunatamente, ancora troppi bambini arrivano al Lacor quando il tumore è già molto avanzato e il fisico indebolito dalla malattia non riesce a sopportare i farmaci.

“Ecco perché”, sottolinea Abala, è necessaria una massiccia campagna di sensibilizzazione che aiuti le persone a identificare i sintomi e raggiungere subito il Lacor. Un’altra sfida è l’accessibilità”.

La maggior parte dei centri sanitari della Regione non è in grado di trattare un linfoma di Burkitt e, viste le distanze tra i villaggi e il Lacor, molti non possono permettersi i costi di trasporto fino all’ospedale e del cibo durante la lunga permanenza. Capita così che abbandonino il trattamento quando sono ancora in terapia o lo comincino troppo tardi. Per questo è davvero prezioso il lavoro dell’organizzazione italiana Soleterre che, all’interno dell’ospedale,  garantisce vitto e alloggio ai bambini che ne hanno più bisogno (in foto).

Non solo: “per fortuna il Lacor ha sempre garantito gratuitamente il ricovero e il costo dei farmaci”. E di questo la dottoressa Abala è grata ai donatori, a cui lancia un appello:  “spero che sempre più bambini possano avere queste medicine salvavita”.

 

 

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