La forza dell’educazione

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La forza dell’educazione

angioletta 285x190 Sull’abito candido di Angioletta spicca una cintura nera. Vuol dire che, grazie ad anni di esperienza, è arrivata all’apice della carriera possibile per un’infermiera. Oggi infatti è parte della direzione dei servizi infermieristici di tutto il Lacor.

E pensare che suo padre non voleva farla studiare! Ma Angioletta era determinata e ha insistito fino a convincerlo contro il parere di tutta la comunità.

“Quando ero giovane”, racconta Angioletta, che è stata compagna di scuola di Dominique Corti, “l’educazione delle ragazze era mal vista. Uno spreco di soldi e risorse inutile dal momento che presto la giovane si sarebbe sposata e sarebbe andata a vivere in un altro clan. Ai miei tempi, continua, avere solo figlie femmine era considerata una maledizione.

Avevo solo quattro anni quando fui ricoverata nella pediatria del Lacor: lì ebbi la possibilità di osservare le cure che la dottoressa Lucille e le infermiere offrivano ai piccoli malati. Erano meravigliose: così sicure di sé, sembravano avere tutto sotto controllo.

Un giorno presi coraggio e chiesi a un’infermiera come si doveva fare per diventare come lei. L’unica strada, mi rispose, era andare a scuola e studiare.

Tornai a casa e intavolai il discorso con i miei genitori. Non ci fu verso, ma io non mi arresi. Andai avanti a fare pressioni finché mio padre non cedette. Solo mia sorella maggiore non poté poi andare a scuola, ma rimase a casa ad aiutare nostra madre.

Quando le critiche della comunità diventarono insostenibili, mi trasferii vicino a Gulu da uno zio che era favorevole all’educazione femminile.

Da più grande chiesi a mio padre un piccolo pezzo di terra da coltivare per potermi pagare gli studi.

L’educazione mi ha resa autosufficiente. Ho aiutato altri bambini a studiare; ho acquisito conoscenze che mi hanno permesso di partecipare alle decisioni, contribuendo con le mie idee durante le riunioni del villaggio”.

E’ dando alla donna la possibilità di ottenere abilità e conoscenze che la si rende autonoma.

“Al Lacor”, conclude Angioletta, “vedo attenzione all’emancipazione femminile, sia nel processo di selezione che nel sostenere gli avanzamenti di carriera.

Ma soprattutto nel sostegno a donne incinte e a bambini: le categorie più fragili e vulnerabili della società”.

 

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